Quattro inediti di Michele Zaffarano

In Esiste la ricerca23 Febbraio 20262 Minuti

Mese: Febbraio 2026

Michele Zaffarano

Quattro testi da L’eloquenza naturale

 

Ci sentiamo stimolati, motivati, dobbiamo fare, c’è il ruolo, le cose da fare, facciamo le cose da fare ogni giorno, le responsabilità, facciamo il peso delle decisioni, ogni giorno, le cose da fare, dobbiamo fare, non ci dimentichiamo il problema, affrontiamo il problema, dobbiamo affrontare tutti il problema, ancora una volta.

 

*

 

Facciamo festa a chi va via, chi parte, finisce le cose da fare, porta a termine il percorso, poi sono tutti tristi, sono commossi, sono emozionati, il giorno non arriva mai, non lo viviamo mai, noi ci pensiamo, è un momento lontano, prima o poi arriva, arriva il giorno, non ce ne rendiamo conto, è triste, quanto è difficile, non ce lo aspettiamo, è doloroso.

 

*

 

Adesso è cambiato tutto, il mondo è diverso, un mondo diverso, non esiste più, è scomparso, siamo consapevoli, ci adattiamo, ci possiamo organizzare, le cose però, le persone si aspettano, le pensiamo, se l’aspettano tutti, tutti quanti ci aspettiamo, arriva la fine, la fine delle cose, c’è qualcosa di speciale dopo, l’unico, qualcosa di irripetibile, non si dimentica, tutti vogliono vivere, vedere, tutti vogliono fare le cose da fare.

 

*

 

Le cose da fare le fanno, le vedono, qualcosa possono sempre fare, lo sanno, lo sentono, hanno un contributo da dare, si sentono utili, tutti importanti, hanno qualcosa da offrire, la loro parte, il loro ruolo, non li dobbiamo sfruttare, troppe cose, non è giusto, poi aiutano, danno una mano, il contributo, non li dobbiamo sfruttare, caricare, le responsabilità, non lo sopportano.


Utòpia: ritual techno party

In News20 Febbraio 20261 Minuto

Mese: Febbraio 2026

Manifatture Teatrali Milanesi festeggia! Il primo dj set del 2026 è dedicato a celebrare l'utopia de Gli uccelli: una serata in cui si incontrano due riti collettivi, teatro e danza.

 

Sabato 14 marzo dalle 22 al Boccascenacafé del Teatro Litta dj set di Sofia T e Filippo Renda.

 

Ingresso libero!


Parliamo de "Gli uccelli"

In News20 Febbraio 20261 Minuto

Mese: Febbraio 2026

Venerdì 27 febbraio, dopo la replica de Gli uccelli, la Professoressa Martina Treu, docente di Lingua e letteratura greca presso la Libera università di lingue e comunicazione, dialoga con il regista e drammaturgo Filippo Renda, il cast dello spettacolo e il pubblico in sala.

 

Vi aspettiamo!


Due inediti di Massimiliano Cappello

In Esiste la ricerca9 Febbraio 20264 Minuti

Mese: Febbraio 2026

Massimiliano Cappello

Due acacie

 

Consultazioni

Quasi fossero ministri senza portafogli (persi, forse, come gol
dell’Udinese contro il Panathinaikos), i Tre Porcellini hanno
schedulato la ripresa dei lavori del governo-ombra interrotti
dalle recenti mobilitazioni per la P*les+ina al discopub fronte
commissariato in via Tabacchi. Soluzione più che logica, anche
considerando le lucciole attaccate alla cosa nero-bluastra che si
scorge tra un’acacia e l’altra. Dopo un promemoria sulle cautelari
che impedirebbero (ma manzonianamente) a più di una persona
di essere fisicamente lì, lasciamo stare insieme, si è discusso di
vittorie tattiche dell’imperialismo come piattaforma reale
al prossimo urto della classe, anche se il vero punto all’odg
verteva sulla solidarietà a venire, così spesso trascurata
dagli insigni atleti della locuzione, tutti ancora belli al caldo
dentro al mito come fecalomi lungo l’intestino crasso della storia.
Il gruppo riunito attorno alla chat Messianesimo rossonero
ha steso il report “San Siro o della nave Argo”, il primo dei due
spot pubblicitari da sorbirsi prima di guardare gli highlights
(finanziato da: Izrahelly Government Advertising Society) dice che
se siamo scesi in piazza abbiamo sostenuto il brand “H4m4s”
il capitale ha un modo di mimare la realtà che è quasi tenero
anche se per gli scontri alla Dacia Arena c’è chi sta ai domiciliari
da due mesi. Da Plutarco a Mesa è noto che San Siro non è più
San Siro, almeno stando alla vexata quaestio sulla crescita, su
questo che non è più questo. Eppure, nei Fenomeni di Arato
la costellazione di Argo Navis sembra benedire i grigi pascoli
di via Capecelatro e i suoi devoti con gli schnapps nello
stivale… Visti dal di fuori, in ogni caso, sembrano soltanto tre
allupati che, come Caproni o Alan Tonetti, non ne trovano più
traccia.

 

* * *

 

Nael

Non vorrei nasconderti nulla nemmeno di questo debito
è il caso di parlare ancora anche se non si può davvero
infondere il poco che ci rimane nei giorni che mancano
a chiunque basterebbe volerlo persino non sapendo come
estinguerlo si può forse per sempre o almeno per lungo tempo
è esistito un modo di starsi di fronte che non abbandona mai
la netta sensazione che sia inabitabile come dovunque
non sarebbe poi così credibile se fosse meno facile confondersi
nelle acque ormai da sempre tossiche nella realtà del mare
nel gruppo di giovani in mascherina che devasta Marsiglia
un pomeriggio di fine giugno senza fiato per gli scontri
non eravamo preparati che morisse uno durante le vacanze
per certe cause legate al lavoro mi sembrava intollerabile
l’estraneità da tutte le situazioni del mondo ci rendeva lucidi
gli occhi per fortuna non si abituano mai a certe meraviglie
pensavo è tremendo arrivare a sognare di aver perso tutto
è il contrario di ciò che vorrebbero loro, poiché sono dei loro
grazie a questa confusione ritornavo brevemente nella vita
procedevo a compiere le consuete azioni per riprendermi
questa cosa che non poteva essermi tolta e sentivo mancare
soprattutto in chi la cercava meglio che poteva tra le fiamme.
Ma subito ero di nuovo di fronte all’ineluttabilità delle acacie
le vere figure di questa suburbanizzazione dell’anima
imboccando i viali dei sovrasensi mi rimordevo senza fine
l’ecatombe dei prestiti la mia pochezza di immaginazione


Due testi inediti di Mario Corticelli

In Esiste la ricerca2 Febbraio 20264 Minuti

Mese: Febbraio 2026

Mario Corticelli

Due testi

 

(tigre)

dato che, com’è palese, la tigre – il corpo della tigre nella consona & caratteristica forma a tigre – cioè di tigre – è un cilindro formato da biscotti – cfr. dal vero – alternativamente neri e gialli, ecco la tigre non mangia biscotti – verifica, compara. infatti la tigre si nutre di carne e non di biscotti (vero). infatti la tigre si nutre di carne umana (vero), dato che l’uomo ha inventato il biscotto (uno). dato che, diversamente avviene per il cane (dato). è vero. esso non ha inventato il biscotto (cane) nè è il suo migliore amico, cioè cotto due volte. o biscotto, o biscotto, dato che la tigre. quando la tigre si scompone – osserva, verifica, distingui –, biscotti rotolano a destra e manca (è un dato) (tigre). che viceversa ama i biscotti (il cane). dati (si scompone): di un cane non puoi dire: è una tigre. dati (altri, tigre): di una tigre non puoi dire: è fatta di biscotti. dati (altri, e): quante tigri si scompongono in giardino! esso è diffuso di biscotti (uno?). altri dati (giardino, bis): di un giardino puoi forse affermare (no!): il bosco è più avanti? manca un corpo a quella doppia testa, o un’altra testa a quel doppio corpo (tigre, cane, uomo, tre). ne viene (uomo): biscotti, bisonti, dati (biscotti, bis, infatti). osserviamo spesso con appetito i bisonti cioè i biscotti. essi son fatti di budino. mica le tigri – osserva, verifica, riponi.

 

* * *

 

c’è un numero di animali selvatici di oggetti selvatici es. una pietra nel muro a forma di oggetto cioè comune pardon a forma di animale pardon a forma di quale cioè non so. però selvatico. è così che poi fuggono posati sopra i mobili cioè il comò. poi appare ai margini del tuo giardino non distante dal getto del tuo annaffiare. sembrano tre civette. che cosa sono? chi? uno? identìficati si ingiunge. ma tale processo richiede rinuncia e dolore quand’ecco che l’unica rinuncia a cui ci si accosta contenti è la rinuncia al dolore quand’ecco che l’unico dolore a cui ci si accosta volenti è la rinuncia al dolore parimenti. e in questo ecco vi è identità cioè identifica o qualcosa di simile se proprio non uguale (cioè identico, stesso, combacia). in realtà non bisogna temere l’indistiguibile e nemmeno l’indistinto signore che poi esso diverrà col crescendo. si tratta spesso di pitture effimere che la pioggia lava via. la pioggia è un processo che è privo di rinuncia e dolore tuttavia vi è spesso malinconia che accompagna la pioggia e pitture che dilavano via. esse imbibita la terra tingeranno le foglie gli steli i fiori le piante cioè il prato cioè il giardino. l’indistinto signore ora lavato cioè sottratto all’effimero tinto non potrà più confondersi al giardino in quanto cacciato in una sorta di esilio in più specifiche e appropriate cioè consone indistinzioni cioè adulti. è ora il giardino cioè i fiori a essere cacciato nell’effimero tinto cioè invece ora teme la pioggia. essi stanno liberamente là fuori.