Luigi Magno: Annotazione sull'opera di Suzanne Doppelt
Luigi Magno
Annotazione sull’opera di Suzanne Doppelt
Poesia colta, cosmologica e cosmogonica, ma anche della Wunderkammer o dello studiolo, dunque poesia ottica, cinetica (come quel prato di cui Doppelt indicizza i tratti in Le Pré est vénéneux, forse sotto l’egida insieme dei prati di Ponge e dei “Colchiques” di Apollinaire), magica, spettrale (al tempo stesso di fantasmi e di spettri di luce), allucinata, poesia etologica, entomologica e vegetale: tante etichette su cui varrebbe la pena soffermarsi e che, senza mai essere esclusive o funzionare nella loro singolarità, si mescolano e si intrecciano nel reticolato descritto dalla scrittura di Suzanne Doppelt.
Dopo il convegno di Roma (Magies, aberrations et mécaniques poétiques de Suzanne Doppelt, 18-20 marzo 2025, Fondazione Primoli e Università Roma Tre), il lettore italiano ha finalmente accesso al lavoro di Suzanne Doppelt attraverso una versione bilingue (italiano / francese) di Meta donna, pubblicata nell’eccellente collana “Benway Series”:

Due prose inedite di Mario Corticelli
Mario Corticelli
Testi inediti
da
sottrarre il bambino
l’uomo è fatto di tante biglie colorate il grappolo fatto succo è il sangue dell’uomo colorato. mi fecero accovacciare in una capanna così piccola e subito capii che non io avrei dovuto crescere ma la capanna. non diversamente considerano i tratteggi della pioggia come fili di una ragnatela che il ragno continuamente non viene a giungere e distanziano perle rugiada. l’uomo è fatto di tante biglie colorate il grappolo fatto succo è il sangue dell’uomo colorato e non vi è più biglia nel sangue dell’uomo e non vi è più grappolo nel cuore. incamminandosi lungo la sua strada il pioppo può avere talvolta l’impressione di non essersi mosso ma sì ripetuto e dunque. tra un pioppo e l’altro vi è l’orma di un esser piccino fatto di biglie colorate come un melograno tagliato in due che è il grappolo dell’uomo. in quattro in otto e così via. o anche in tre, in sei, in dodici e così via. o anche. per tenerlo in piedi da sotto
*
i termini tecnici sono belli. gli antenati li (si) dispongono ad aurora boreale (tecnica):
curva dell’annegamento, morbosità, termini, viverrino, soprapassaggi, detrimento, con arieti alla congiunzione del busto, manubri alti, casseruola, pomolo, esplorazioni, tauromachia, “incorporati”, vie aeree, incidenza, rinoceronte, acque, scomposta, efebico, potenza, trangugiare, sotterranee, tecnicismo ecc. che belle. la nostra arte infatti non conosce rivali nel mondo dei rivali non conosce rivali nel mondo dell’arte & della tecnica nel mondo. diciamo che la nostra arte fa il vuoto nel mondo. la nostra intelligenza altresì non ha limiti e aurore. diciamo che la nostra arte desola l’infinito. sì.
ah il rinoceronte bianco. il cerbiatto nano prende e se ne va. come andarsene, dall’infinito? allora uno degli ocelli del suo numeroso manto diventa il centro dell’infinito (bianco? grigio? rinoceronte?). non sembra una soluzione, tal quale ogni più vario modo di proseguire. per isvago ci si dedichi a disegnare i contorni di quell’ocello. forse meglio dire macchia, bianca. crescendo sparirà per l’uniformità del manto (grigio, infinito? dotato di corno? bianco?). ma non vanno confusi nani e pargoli. per precisione il cerbiatto è nano non pargolo e dunque il manto tale resterà (maculato) e il centro dell’infinito (grigio?) resterà tale. trotta con lui, con il cerbiatto nano (o non pargolo). ecco dunque un modo per proseguire all’infinito (o pargolo) il cui centro egli porta con sè e dunque. sembra che vi si stia arrampicando ora ci copre gli occhi. cosa vedi? bianco. questo pezzo di infinito (bianco, grigio) è diversamente maculato in luoghi diversi (grigio). ha gli occhi? ha un piccolo corno? e pensò: è proprio pazzo questo rinoceronte infinito a portare un vecchio cerbiatto nano (pargolo, maculato). va bene, ma di’ al tuo re che poi sia pronto perché il re della foresta vuole vederci combattere. combatteremo. vieni qui che ti succhiamo il cervello. ed è inginocchiato sulla punta dei piedi.
il termine tecnico è scatolina. inflorescenza. ritirata. aurora. piove contro il vetro.
piove contro vetro, non arriverà mai, non piove contro vento. l’aurora invece è un fenomeno sereno e plausibilmente privo di appoggio nonché di contrasti. che nessun animale può trasgredirne i confini

Un inedito di Gherardo Bortolotti
Gherardo Bortolotti
Fine agosto
Che poi il problema non è trovare un grado zero delle cose, una tecnica di livello così basso finalmente da capirle e governarle insieme, ma fare i conti con la continua, inesausta, endemica generazione dei singoli eventi, dei casi sparsi, delle vicende nuove e contemporanee che mi spingono avanti, avanti con il fronte d’onda della realtà senza misura.
Quindi telefono ad Alice che mi risponde in attesa di entrare in qualche museo nel cuore dell’Europa, con il timbro cristallino delle sue risate durante il racconto di una piccola vicenda di viaggi in taxi, mentre la immagino guardare gli altri visitatori in coda con lei, dissipata nell’incremento di eventi concomitanti, come gesti con le mani, stormire di foglie, qualcuno che apre una bottiglia d’acqua, a cui non risulto presente o comunque necessario.
Ma poi l’ondata generale delle circostanze, che percorre le spiagge della luce e del presente, si compone nel gesto che faccio, fermandomi in bicicletta davanti a un tabaccaio per prendere le sigarette e, nel frattempo, mi passa di fianco un vecchio signore con un cane piccolo, bruttissimo e allegro, lasciandosi dietro il profumo di qualche dopobarba antico nell’aria di questa sera di fine agosto.
Dopodiché incontro in un bar del centro questo che vuole parlarmi di un progetto per un gruppo di ragazze di seconda generazione e mentre mi racconta il suo viaggio in Provenza continuo a fissare le striature delle nuvole, le gradazioni dell’azzurro, del celeste e del cobalto e penso che sta finendo l’ennesima estate senza redenzione né pace.
Così, steso sul lettino a bordo piscina, mi appoggio sulla faccia la copia della Historia Augusta che sto leggendo e provo ad ascoltare tutti i suoni prodotti in questo momento perfetto sotto il sole di fine agosto, lo sciabordio dell’acqua, le frasi in tedesco, in italiano, francese, il ronzio di qualche macchinario ignoto, la canzone di Shakira che arriva dal bar, il pulsare del mio sangue, il mormorio numinoso dell’aria e della cavità del cielo.
Ma è adesso, per esempio, frequentando le esposizioni dell’Ikea, le camere da letto, i salotti composti in pochi metri quadrati, che sembrano già i diorami dei musei del futuro, dedicati a civiltà minori dedite al decoro e al tempo libero passato nelle proprie stanze, che mi sento l’unico fantasma che infesta le mie giornate, la vita comunque implausibile dei miei simili.
E come tante altre volte anche ora mi rivolgo alle terre desolate della mia giornata lavorativa dall’altopiano di un mattino luminoso, come la gioia, e rimango sul balcone in ciabatte, indeciso sulle decisioni da prendere, non tanto in merito alla mia vita ma sui prossimi minuti, quando dovrò rispondere alla prima telefonata del giorno, alla prima e-mail di un collega su questioni indecifrabili.
Nel frattempo svuoto la lavatrice mentre canto: “Everyone is a prostitute / singing a song in prison” senza ricordare il resto della canzone, raccogliendo a manciate i calzini umidi, i boxer colorati, e sento dalla finestra aperta una bambina che chiama, a gran voce: “Ghulam! Ghulam!” per poi star zitta qualche minuto e ricominciare a chiamare.
Sarebbe anche bello però, alla fine di questa bizzarra avventura, poter leggere le note di laboratorio che sicuramente qualche divinità dell’oltrespazio sta tenendo sulle mie vicende spaiate, essendo convinto in verità che come sono grottesco io così troverò lei, legata dalle sue vette disumane a me che inciampo, per dire, uscendo dal bar.





